Trekking al Parco Naturale

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lo stagno di Rottacapozza. Tino0106 di Wikipedia in italiano [CC-BY-SA-3.0], attraverso Wikimedia Commons

L’immediato entroterra della costa ugentina presenta, oltre a un rilevantissimo percorso storico di cui abbiamo parlato qui, anche un’ampia ed altrettanto importante fascia naturale ben preservata fatta di ambienti paludosi e macchia mediterranea, che può essere interessante visitare per gli appassionati dal “pollice verde”. Tale fascia ricomprende 1600 ettari di terreno tra Torre San Giovanni e Lido Marini ed è protetta grazie all’istituzione nel 2007 del Parco Naturale Regionale “Litorale di Ugento” volto a salvaguardare questo importante patrimonio di flora, fauna e paesaggio.

Per raggiungere il parco ed effettuare il percorso al suo interno bisogna percorrere la provinciale Ugento – Acquarica del Capo, dove, in un paesaggio già ricco di ulivi secolari e muretti, troverete diversi cartelli stradali che segnano più punti differenti di accesso al Parco.

A livello morfologico il parco può essere suddiviso in tre aree e per chi decidesse di farlo tutto si snoda lungo un tracciato di sei chilometri partendo dall’interno per arrivare fino alla costa.

Il Pino di Aleppo.

Il Pino di Aleppo. Via Wikimedia Commons licenza CC BY-SA.

Si comincia con i boschi di pino d’Aleppo tra cui si ritrovano piante della macchia mediterranea come il mirto e la ginestra spinosa. Se siete fortunati potrete vedere sgattaiolare volpi o tassi. La strada percorribile è selciata da ciottoli e porta poi verso un luogo ricco di strapiombi colmi di vegetazione che difficilmente un esterno si aspetta di trovarsi davanti: si tratta di canali di origine carsica detti gravinelle che si sono formati nei secoli con l’erosione da pioggia della roccia calcarea. Ad occhio questi strapiombi non sembrano essere particolarmente profondi, ma ciò è dovuto solo alla presenza all’interno di grandi alberi di leccio che li fanno sembrare più bassi, mentre in realtà possono spingersi anche fino a quaranta metri. Proseguendo, ci si imbatte in un enorme insieme di pietre bianche che prendono nell’insieme la forma di un cono e che è detta “Specchia del Corno”. Essa non è altro che una postazione interna di vedetta contro i turchi, assolvendo la stessa funzione delle torri costiere. Sulla sua cima, infatti, si può vedere un ampio panorama che ricomprende tutto il territorio dei dintorni fino al mare.

La seconda parte è quella costituita dalla zona umida, dove si trova lo stagno di Rottacapozza popolato da molti animaletti come folaghe e libellule che svolazzano in ampi canneti cresciuti tutto attorno ad esso. Da uno dei due capanni realizzati si può tentare l’osservazione per scorgere gli uccelli che vi nidificano come i celebri aironi rossi o l’airone cenerino. Quest’area mostra come doveva essere tutta la zona ugentina prima degli interventi di bonifica effettuati all’inizio del Novecento tramite la realizzazione di diversi bacini artificiali (tra cui questo) per debellare la zanzara della malaria e donarle così la bellezza e la popolarità odierna.

La terza ed ultima parte è quella che porta fino alla costa, costituito da una folta pineta realizzata durante il Settecento grazie al lavoro dei monaci di Gallipoli che li piantarono prima delle dune per limitare l’erosione e rinvigorire il terreno. Qui si cammina su un percorso in legno ben segnato e man mano si può notare l’insinuarsi sempre più consistente della sabbia fino a raggiungere il mare. In questo tratto di mare, nell’acqua, vi sono numerose piante di posidonia oceanica, rimosse fino al Duemila perché “antiestetiche” verso i turisti ma che sono in realtà fondamentali per limitare il riflusso del mare ed evitare l’erosione dell’arenile e delle dune, per cui sono state ripristinate.

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La poseidonia oceanica. Di Alberto Romeo http://www.romeofotosub.it (personal work – authorization) [CC-BY-SA-2.5], attraverso Wikimedia Commons

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